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Ultima modifica sabato 20 giugno 2020 14:50

Ecobonus caldaie e climatizzatori 110%: come funziona?

Vediamo quali sono le ultime novità sull'ecobonus caldaie e climatizzatori, ricordando anche come funziona l'ecobonus 110% o ristrutturazione 110% e per quali lavori è ammesso.

La detrazione del 110 per la ristrutturazione deve avere interventi che migliorino l'efficienza energetica dell'unità abitativa. L'ecobonus caldaie 2020 è valido anche per le seconde case (non di lusso), gli alberghi e gli impianti sportivi.

Il bonus 110 comporterà una detrazione del 110% nel caso di interventi che riguardino condomini, ma anche villette unifamiliari, senza la distinzione presente nella prima versione del decreto sull'ecobonus 110.

Detrazione 110 per condizionatori e caldaie?

La detrazione 110 per cento è ammessa per queste tipologie di lavori, come deciso dall'articolo 119 del decreto rilancio:

  • Ecobonus per isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda.
  • Ecobonus per sostituzione, sulle parti comuni degli edifici (condomini), degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti:
    • a condensazione (almeno in classe A), o
    • a pompa di calore (inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all'installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo), o
    • a microcogenerazione.

Se tutti gli interventi oggi incentivati con l'ecobonus sono abbinati ai lavori maggiori elencati possono usufruire anch'essi della detrazione del 110% e non di quella "standard" del 65%. Quindi la detrazione 110% può valere anche per interventi quali la sostituzione della caldaia o del condizionatore.

L'ecobonus per caldaie a condensazione va certificato

Per ottenere l'ecobonus 110 i lavori eseguiti dovranno apportare un miglioramento di due classi energetiche o almeno una se l'immobile si trova già in classe A. Un miglioramento che dovrà essere attestato attraverso un attestato di prestazione energetica (APE).

Le false attestazioni riceveranno sanzioni 2 a 15mila euro, oltre alla decadenza immediata da tutti i benefici.

Decidi se ricevere lo sconto in fattura o la cessione del credito

Il Decreto Rilancio, oltre alla super-detrazione 110% per gli interventi di risparmio energetico prevede la possibilità di cessione del credito e sconto sul corrispettivo anche per interventi edilizi, di efficientamento energetico e per il bonus facciate.

Con il Decreto Rilancio è possibile trasformare la detrazione fiscale in un credito d'imposta, che diventa cedibile non solo a chi esegue i lavori ma ad altri soggetti, banche comprese.

Per chi non volesse approfittare del credito d'imposta ma piuttosto preferirebbe pagare meno la ditta che si occupa dei lavori ecco delle alternative per beneficiare dei vantaggi dell'Ecobonus: lo sconto in fattura oppure la possibilità di cessione del credito alle banche.

I clienti potranno quindi decidere se beneficiare in proprio di un risparmio sulle tasse IRPEF o IRES a seconda dei casi o potrebbero preferire il recupero in tempi brevi della spesa sostenuta tramite la cessione del credito o lo sconto sul corrispettivo. La possibilità riguarda tutti i clienti e non solo i cosiddetti incapienti.

In sintesi, le due alternative consistono in:

  • Cessione del credito alla banca. Il cliente effettua il pagamento per intero e successivamente cede il credito d'imposta ad un terzo soggetto compresa una banca o un intermediario finanziario per ottenere un immediato rimborso della spesa sostenuta. L'importo del credito ceduto è negoziabile fra le parti;
  • sconto in fattura. Il credito può essere ceduto direttamente all'impresa che realizza i lavori la quale lo porta direttamente a diminuzione dell'importo della fattura. L'impresa può utilizzare il credito in compensazione oppure cederlo a terzi soggetti, comprese le banche. Lo sconto è obbligatoriamente uguale all'importo della detrazione spettante.

Si tratta di possibilità: l'impresa non è obbligata ad accettare il credito o applicare lo sconto in fattura, né la banca è obbligata ad accettare i crediti; si tratta di un libero accordo tra le parti.